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lunedì 22 aprile 2013

Melktert

Non sto qui a dilungarmi sulle cause che mi hanno portata lontana da questo spazio perché sono sempre le stesse ;-) (scuola-patente-patente-scuola) però vi lascio con questa cosetta qui, una crostata di latte di origine africana, molto buona, che ho fatto per Pasqua (eheh, ho un po’ di ricette arretrate…).

Piuttosto, proprio l’altro giorno mi chiedevo come cavolo facessero tutte queste food-blogger che postano 3,4 post a settimana (alcune addirittura tutti i giorni!)… cioè insomma volgio dire, la mia vita non si basa essenzialmente sulla cucina, primo perché vivo dai miei ed avendo 18anni vado ancora a scuola, sicchè il pranzo lo prepara sempre la mamma e la cena invece io, ma a parte questo, avendo solo alcuni pomeriggi liberi, non riesco quasi mai a cucinare qualcosa degno di essere postato…e se a volte ho qualche ora libera, preferisco uscire con le mie amiche o con il mio ragazzo, piuttosto che passare le ore in cucina per il blog :-) insomma, food-blogger all’ascolto,ma ma voi come cavolo fate?! ;-)

Passando invece alla ricetta di oggi (spero di pubblicarne un’altra entro la fine del mese haha), si tratta di una crostata al latte di origine sudafricana, che per essere precisi si chiama Melktert, “crostata di latte” appunto in africano. Il guscio di pasta frolla racchiude una crema (che cotta ha la consistenza di un budino) fatta con latte, uova, zucchero e poca farina. La presenza preponderante del latte fa però sì che questa tart risulti di una texture leggerissima e con un forte sapore di latte appunto. La particolarità del dolce sta nel fatto che prima di essere infornata e dopo esser cotta, la torta venga spolverizzata di abbondante cannella sulla superficie, il che dona un sapore molto particolare che si ben si associa alla delicatezza del sapore del ripieno.
Provatela, per un dolce…diverso dal solito!
  
MELKTERT



Ingredienti (tortiera diametro cm 26):

per la pasta:
230g di farina 00
100 g di burro freddo
100 g di zucchero
½ cucchiaino di lievito
Un pizzico di sale

Per la crema:
750 ml di latte intero fresco
75 g di burro
3 uova
30 g di amido di mais
Vaniglia


Preparazione:

Preparare come prima cosa la pasta frolla, lavorando insieme burro e zucchero con un cucchiaio finchè diventano morbidi. Aggiungere poi la farina setacciata con il lievito ed il sale; mescolare bene ed aggiungere un uovo, amalgamarlo, formare un panetto appiattito e mettere in frigo a riposare coperto da pellicola per un’oretta (più sta, meglio è).

Nel frattempo preparare il ripieno: far sciogliere in un pentolino il burro nel latte a fuoco vivace. In una ciotola sbattere i tuorli delle uova con lo zucchero, e la vaniglia, poi aggiungere anche l’amido. Pian piano aggiungere al composto di uova poco latte caldo alla volta, mescolando bene per non farlo impazzire, fino a versarlo tutto. Lasciarlo raffreddare completamente e nel mentre montare a neve ben ferma le chiare rimaste, aggiungendole delicatamente al composto di latte e uova solo quando sarà ben freddo.

Accendere il forno a 180°C.
Tirare fuori dal frigo il panetto di pasta frolla, stenderlo con il mattarello su una superficie infarinata e foderare una tortiera imburrata ed infarinata, lasciando i bordi abbastanza alti perché poi il ripieno si gonfierà. Cuocere la frolla in bianco con un foglio di carta forno aderente e dei pesi sopra (fagioli secchi o riso) perché non si gonfi, per 20 minuti. Togliere poi il peso sopra e far asciugare la frolla per altri 10 minuti. Sfornare e lasciar raffreddare.

Versare poi la crema (che sarà completamente raffreddata) sulla crostata, spolverizzarla con cannella e zucchero, ed infornare ancora per altri 30 minuti.
Servire la torta ben fredda (da calda è molto fragile e quasi liquida).

lunedì 28 gennaio 2013

La Focaccia di Recco

È passato un po’ di tempo dall’ultimo post, ma visto il chiletto preso mi sono messa a ferrea dieta (la torta della scorsa volta è stata l’ultima torta che ho fatto e mangiato), percui. onde propinarvi minestroni dalle mille verdure e piatti snaturati da ogni sorta di grasso, ho pensato di mettere a dieta pure il blog, così, per misera auto-consolazione.. ;-)
In realtà, non era proprio nei miei programmi cucinare una bella focaccia come questa che vi presento oggi, ma cause di forza maggiore (leggasi: pranzo da amici dei miei genitori, mica si può andare a mani vuote!) mi hanno imposto di preparare qualcosa di appetitoso e godurioso che si potesse mangiare con le mani senza dover avere bisogni di piatti forchette ed affini. Logicamente mi è venuta in mente una focaccia, ma quale?
La Focaccia di Recco l’avevo vista in giro sulla rete qualche tempo fa, e me l’ero segnata. Diciamo che a prima vista mi ha subito ispirata, ecco :-)
Quindi, senza tanti ripensamenti, mi sono messa all’opera domenica mattina alle 8, e alle 11 la focaccia era pronta, bella e buona, e se non fosse stato per mia provvidenza di nasconderla, i miei se la sarebbero anche già sbafata.

La Focaccia di Recco è originaria della Liguria, precisamente di Recco, sfortunata cittadina che durante l’ultimo conflitto mondiale è stata più volte rasa al suolo dai bombardamenti. Ha ottenuto il riconoscimento IGP. Preparata semplicemente con farina, acqua, olio, sale e buon formaggio (è davvero indispensabile che lo stracchino sia buono, il gusto dipende da quello!), quindi gli ingredienti sono pochi ma devono essere di qualità! Per prepararla non vi serve molto tempo, anche perché l’impasto non deve lievitare ma solo riposare.
 E’ una focaccia semplice, senza tante pretese, ma che vi riporterà indietro nel tempo, con la sua tradizione centenaria, quando le cose complicate ancora non esistevano  e quelle semplici erano le migliori. E credetemi, che questa focaccia ne è davvero la prova schiacciante.

Se volete sapere altro sulla Focaccia di Recco, vi rimando alla pagina ufficiale dedicata a lei.


LA FOCACCIA DI RECCO



Ingredienti per una teglia:

500 g di farina Manitoba
250/270 ml d’acqua
50 ml d’olio d’oliva
10 g di sale

500 g di stracchino


Procedimento:

In una ciotola capiente, miscelare la farina. Mescolare a parte l’acqua e l’olio e sciogliere all’interno il sale. Versare il composto di acqua, olio e sale sulla farina ed iniziare ad impastare con le mani, prima dentro la ciotola, poi sulla spianatoia leggermente infarinata, finché otterrete un panetto morbido, liscio ed elastico. Potrebbe servirvi un altro po’ di farina, è tutto normale! Mettete il pnetto in una ciotola, coprite con un canovaccio e fate riposare un’oretta, anche due, più riposa meglio è.
Terminato il tempo di riposo, accendete il forno alla temperatura più alta (il mio arriva fino a 300°C).
Prendete l’impasto e dividetelo in due pezzi, pressappoco uguali.
Ungete con un po’ d’olio la teglia che userete.
Stendete con il mattarello su una spianatoia infarinata una parte dell’impasto, in una sfoglia rettangolare molto sottile, che avvolgerete sul mattarello e con la quale andrete a foderare la vostra teglia, tenendo i bordi leggermente alti. Tagliate la crescenza a pezzi, e disponeteli sulla sfoglia in modo regolare. Prendete l’altro pezzo di impasto, stendetelo fino, arrotolatelo sul mattarello e posizionatelo sopra la crescenza, sigillando bene i bordi con i rebbi di una forchetta. Spennellate la superficie della focaccia con poco olio e spargetevi un po’ di sale. Con le dita, “pizzicate” la sfoglia superiore seguendo la disposizione della crescenza, dovrete ottenere dei buchini, di modo che l’aria calda possa uscire non facendo bruciare la focaccia. Infornate per circa 10 minuti, l’alta temperatura farà sì che il formaggio si sciolga, ma senza asciugarsi troppo.
Una volta cotta, estrarla dal forno, lasciarla raffreddare un po’ e poi procedere servendola tagliata in rettangoli.

NOTE:
- non è indispensabile l’uso della farina Manitoba, utilizzata più che altro per l’alto contenuto di glutine (proteine). Se non l’avete, usate pure la 0.

sabato 29 dicembre 2012

I Pagnuttielli! Meglio conosciuti come i panini napoletani...

Allora? Come le state passando le vacanze? Io benissimo direi, dormo quasi tutto il giorno :-) a parte dormire, poi, cucino anche! l'altro giorno, presa dalla voglia di impastare, ho fatto questi!

I panini napoletani (in gergo: Pagnuttielli) sono degli involtini di pasta (generalmente da pizza) ripieni di salumi e formaggi. Solitamente per il ripieno molti napoletani usano i cicoli, (http://it.wikipedia.org/wiki/Ciccioli), ma altrettanti preferiscono utilizzare un mix di salumi tipo mortadella, prosciutto, pancetta, salame napoletano etc, come formaggi invece si spazia dal provolone alla mozzarella alla scamorza…c’è chi aggiunge anche del grana, e chi no…insomma, come per tutte le altre ricette della tradizione, ogni famiglia ha la sua che segue secondo il proprio gusto. Una cosa è certa: a Napoli e dintorni il panino napoletano è il protagonista assoluto della rosticceria partenopea ed è famoso quasi quanto la pizza.
Premettiamo che io a Napoli non ci sono mai stata, ma mi piacerebbe tanto andarci. Questi panini però ho avuto la fortuna di assaggiarli a casa di una mia amica, che ha la mamma napoletana doc. Inutile dire quanto poco tempo ci abbia messo per assaggiarli, innamorarmene ed implorare la ricetta :-)

Sono buonissimi, gustosi e sofficissimi…di certo non sono molto leggeri, tanto che secondo me potrebbero benissimo sostituire un pranzo per un pic-nic o una gita fuori porta. Amatissimi dai bambini, non sono per niente difficili da fare, richiedono solo un o’ di tempo per la lievitazione della pasta, nulla di più! Se li fate, non vi faranno fare brutta figura nel caso va capiti in casa qualcuno per farvi gli auguri, cosa mooolto frequente dalle mie parti in questo periodo ;-)

PAGNUTTIELLI, o panini napoletani




Ingredienti, per 10 panini:

400 g di farina 0
100 ml di acqua
100 ml di latte
4 g di lievito di birra secco oppure 12 g di lievito di birra fresco
2 cucchiaini rasi di zucchero
1 cucchiaino di sale
2 cucchiai d’olio evo
Pepe qb

100 g di pancetta affumicata a cubetti
80 g di prosciutto cotto a cubetti, o in alternativa in una fetta spessa e poi tagliato a pezzi
150 g di provolone piccante
Una spolverata di grana grattugiato

Procedimento:

In una ciotola versate la farina, il lievito secco e lo zucchero e miscelare bene. Fare il buco al centro e versarvi il latte e l’acqua, iniziando ad impastare fino ad ottenere una palla. Aggiungete il sale, l’olio e il pepe e continuare ad impastare finchè otterrete un impasto liscio ed elastico che metterete a riposare per un oretta coperto con un canovaccio pulito.
Nel mentre preparare il ripieno: tagliare a cubetti piccoli il formaggio ed il prosciutto.
Quando l’impasto sarà pronto, infarinare leggermente una spianatoia e stendere l’impasto in un rettangolo, ad uno spessore di circa 3 mm. Stendervi sopra prima il prosciutto, la pancetta, il provolone ed il grana, facendo una leggera pressione sul ripieno perché si attacchi bene alla pasta. Avvolgere su sé stessa la pasta dal lato della lunghezza fino a formare un salame, ma non troppo stretto. Tagliare il salame in 10 pezzi, ognuno deve essere circa di 3 dita.
Foderare una teglia di carta forno e metterci sopra i panini ben distanziati tra loro.
Far lievitare altre 2 ore.
Prima di infornare, spennellare ciascun panino con poco olio e cuocere a 180°C per circa 20-25 minuti, comunque fino a doratura.

NOTE:
- per i salumi e il formaggio potete benissimo mettere quelli che più preferite!
- nel caso utilizzaste il lievito di birrafresco, fatelo sciogliere nell'acqua e nel latte mischiati  assieme, e poi aggiungetelo alla farina e agli altri ingredienti, procedendo come da ricetta.

mercoledì 12 dicembre 2012

Tempo di Natale...tempo di Lebkuchen!

Oggi è una giornata un po’ strana. Dati i preamboli, si preannunciava come la tipica giornata no, quelle che appena ti svegli la mattina pensi: “nooo, non ce la posso fareee, nooo”. Su 5 ore di scuola, 4 erano interrogazioni, ed io ero una più che possibile preda per i professori affamati di voti. Ieri sono tornata da scuola alle 6, dopo aver assistito ad una conferenza sul rapporto tra architettura e filosofia tenuta dall’architetto-professore Renato Rizzi (che non mi ha fatto questa buona impressione che auspicavo, invece, da un pluripremiato architetto-filosofo). Quindi dopo aver studiato arte, Dante, fisica e greco fino quassi a mezzanotte, mi sono naturalmente addormentata con i libri tra le mani. Diversamente dalle mie aspettative, invece, oggi è andato tutto -o quasi- bene. L’8 in arte me lo sono davvero gustato per bene, perché non ci speravo proprio. L’humanitas del prof di fisica che, rendendosi conto del fatto che eravamo imbottiti di interrogazioni come un tacchino nel giorno del Thanksgiving, ha rimandato la sua, è stata una piacevole sorpresa e sono stata ben felice di ringraziarlo. La prof di italiano invece non se lo merita proprio d’essere ringraziata, ma questa è un’altra storia. Greco è andato meglio di quanto mi aspettassi. Fra una lezione a l’atra sono pure riuscita a fare qualche test per la patente, totalizzando il più che onorevole punteggio di 0 errori. Insomma, questa giornata è stata davvero una rivelazione. Perché non credevo di riuscire a dare il massimo anche in un giorno in cui nulla sembrava essere scontato, e che poi alla fine tale si è dimostrato.
Per concludere la giornata, quindi, ci voleva proprio un dolcino per festeggiare (a proposito, avete fatto l’albero?!).

Quindi ho preparato questi Lebkuchen, dei biscotti della tradizione tedesca (o comunque di tutte le zone in cui si parla il tedesco, Trentino Alto Adige compreso) molto speziati e che vengono preparati usualmente per il periodo natalizio. Non esiste una ricetta standard, poiché di questi biscotti esistono moltissime varianti (coperti di cioccolato fondente, senza cioccolato, con la frutta secca, senza frutta secca, con la frutta candita, senza frutta candita, etc) ed ognuna famiglia stravolge la ricetta secondo il proprio gusto. Personalmente, la prima volta che assaggiai questi biscotti fu qualche anno fa, perché mio cugino me ne portò una confezione della Svizzera, ed erano dei biscotti morbidi morbidi ed appunto coperti di cioccolata fondente. Poi non ne ho più mangiati per anni, fino a ritrovarli l’anno scorso al Lidl (e giù di scorpacciate!). Quindi mi si è riaccesa la lampadina e sono andata in cerca di una ricetta per realizzarli in casa. Sono approdata qui, e provai quindi la ricetta contenuta in “Cucinare nella Dolomiti” di H. Gasteiger, G. Wieser, H. Bachmann, che mi piacque molto, ma che ho voluto comunque modificare seppur di poco perché volevo ottenere un gusto leggermente più speziato.
Alla fine sono dei biscotti morbidi, speziati (per me il giusto, ma per esempio ai miei son sembrati addirittura un po’ troppo forti) e che potrete benissimo utilizzare per addobbare l’albero facendo un piccolo foro sulla sommità di ciascun biscotto. Ovviamente potete anche glassarli col cioccolato dopo averli cotti e con la frutta secca, insomma spazio alla fantasia – e al vostro gusto.

Io, con questi, sono davvero entrata nel mood natalizio… ;-)

LEBKUCHEN


Ingredienti,per circa 80 biscotti:
500 g di farina 0
250 g di farina di segale
20 g di bicarbonato di sodio
300 g di miele –per me il millefiori-
200 g di zucchero di canna
1 uovo intero + 2 tuorli
200 g di burro morbido
5 g di cannella
5 g di zenzero
5 g di scorza di limone grattugiata
5 g di scorza di arancia grattugiata
2 g di noce moscata
2 g di chiodi di garofano
1 cucchiaio di Rum
1 pizzico di sale

Procedimento:
in una ciotola capiente, setacciare le farine col bicarbonato. Intanto mettere in un pentolino a scaldare il miele con lo zucchero. Riunire nella ciotola con le farine il miele con lo zucchero,il burro morbido e tagliato a pezzettini, l’uovo ed i tuorli, le spezie, il rum ed il sale. Impastare finchè l’impasto sarà omogeneo, formare la solita palla, e lasciarla riposare in frigo per almeno 3 ore avvolta in pellicola. L’impasto non sarà come quello tipico della frolla, ma più morbido. Passate le tre ore, tirare fuori l’impasto, stenderlo ad uno spessore di circa 5-6 mm di spessore e ritagliarla con le formine che preferite. Solitamente quelli che compro io sono di forma rotonda, ma li ho vista anche a forma di stella, cuore, campana, albero di natale… quando avrete terminato, infornateli in forno già caldo a 180° per circa 10-12 minuti, non devono cuocere troppo altrimenti diventano secchi!
Sono molto più buoni mangiati dopo qualche giorno, ma se non ci riuscite…ahimè, vi capisco, sono buonissimi anche mangiati subito!

lunedì 3 settembre 2012

Schiacciata con i fichi

Mi piacciono le tradizioni, per quanto ne segua davvero poche. Mi piace cucinare con prodotti di stagione, avere a disposizione ingredienti di qualità ed utilizzarli al meglio.
L’altro giorno è arrivata a casa una bella cassetta contenente tanti piccoli fichi, bianchi e neri, appena colti, che erano ancora caldi dei raggi del sole, e che sprigionavano un profumo intenso e zuccherino. Era davvero impossibile riuscire a mangiarli tutti da soli, e allora…mi sono ricordata che esattamente in questo periodo, l’anno scorso, avevo fatto la schiacciata con l’uva…buona, è una focaccia dolce ripiena con l’uva nera, quella da vino, che tradizionalmente si prepara in Toscana. Si prepara con l’impasto del pane, anche se oggi si usa zuccherarlo un po’. La stiacciata è davvero buona, quando la mordi senti il sapore dolcino della focaccia e subito dopo il sugo asprigno dell’uva da vino! Quest’anno avevo intenzione di rifarla, ma poi…ho guardato quella bella cassetta di fichi…e mi son detta: ma perché non farla con i fichi al posto dell’uva? Breve ricerca su internet, Marble l’ha fatta anche lei, e garantisce che è una variante della tradizione, sempre fiorentina ovviamente!! E allora? Cos’ho fatto? Ma niente, ho preso la farina ed ho impastatooo :-)

La ricetta, come ho visto anche da Anice, è la stessa inserita nel libro “Il libro della vera cucina fiorentina” di Paolo Petroni…bhe, io non lo so se la ricetta è la stessa, in ogni caso, fatela, perché è davvero buona buona, e i fichi si spappolano che è un piacere davvero! In più, oggi è bello fresco lino, accendere il forno è pure un piacere! ;-)
Ah, come aromi io ho riportato quelli che tradizionalmente si usano sulla schiacciata con l’uva –rosmarino o anice- io in realtà su questa non c’ho messo nulla, l’ho lasciata nature e penso d’aver fatto proprio bene :-)

SCHIACCIATA DI FICHI




Ingredienti, per uno stampo rettangolare 30x38 cm:
400 g di farina 0 (tagliata al 50% con Manitoba)
4/5 cucchiai di zucchero
2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino raso di sale
250/300 ml d’acqua
7 g di lievito di birra secco (una bustina) oppure 20 g di lievito di birra fresco

Fichi a volontà –una ventina-
Olio extravergine d’oliva
Zucchero

Rametti di rosmarino e/o anice, a piacere ma soprattutto facoltativi

Procedimento:
via col preparare la pasta: in una ciotola, mischiate la farina con il lievito di birra e miscelate bene. Aggiungere poi tutti gli altri ingredienti ed impastare bene ed energicamente, su una spianatoia infarinata, per circa 10 minuti. L’impasto deve essere elastico ma non appiccicoso. Dopo averlo lavorato, metterlo nella ciotola e lasciarlo lievitare per un’oretta, io l’ho lasciato quasi due ore, il telefono ha colpito ;-)
dopodiché, prendere l’impasto, e dividerlo in 2 parti: una più grande, che servirà per il sotto, e l’altra più piccola, che andrà sopra. Ungere molto bene la teglia con dell’olio e poi stenderci direttamente l’impasto più grande con le mani, tenendo i bordi un po’ alti. Sciacquare delicatamente i fichi e togliere eventuali piccioli, quindi tagliarli in quarti e disporne una metà sull’impasto steso. Dare un giro d’olio e una spolverata abbondante di zucchero. Coprire con l’latra metà della pasta già stesa, avendo cura di sigillare bene i bordi. Disporre sopra l’ultimo strato i fichi, solito giro d’olio e solita spolverata di zucchero. Se volete potete mettere anche un rametto o due di rosmarino o dell’anice, secondo me ci stanno bene entrambi e donano un profumino delizioso! Infornare quindi in forno già caldo, a 180°, per 45 minuti-un’oretta, dipende un po’ dal forno, in linea di massima quando la focaccia è dorata e bella gonfia e lucida, grazie al succo della frutta, è pronta!

NOTE:
- io ho usato il lievito di birra secco, quello in bustina, che non va attivato nell’acqua, ma se volete usare quello fresco, nessun problema, procedete come sempre.