martedì 5 marzo 2013

Burgers di soia, con erbe fresche e curcuma



Lo so, lo so, è da tanto che manco e me ne rendo conto, ma “in questo periodo non ho proprio tempo per cucinare/testare/inventare” non è la solita scusa, perché davvero, ormai per me la cucina è passata in secondo piano dal momento che mi sto dedicando completamente allo studio per la maturità, a quello per il test di ingresso (medicina, ndr, che è pure stato anticipato al 23 di luglio, mannaggia al miur…) e, lo devo dire, anche alla mia dieta. Quindi è anche per quello se non pubblico, perché dolci e affini non ne faccio più e le cose caloriche saranno bandite ancora per un bel pezzo.
Ma non disperate, qualcosa da propinarvi ancora ce l’ho! ;-)

Non so se ve ne avevo già parlato, ma è già da quasi un anno che sono entrata nella fase vegetariana, quindi, avendo escluso sia la carne che il pesce dalla mia dieta, è un po’ un problema integrare proteine, ferro etc, dal momento che né il tofu né il seitan e compagnia bella mi piacciono molto. Quindi, dopo aver fatto un minimo di conoscenza con cereali e legumi, e con tutti gli alimenti che consentono al mio organismo di funzionare anche meglio di prima senza dover introdurre carne/pesce e quindi andare ad aggravare la già gravosa situazione in cui il nostro amato pianeta versa, da oggi vorrei introdurre la sezione “mondo vegetariano” per tutti coloro che, come me, cercano dei diversivi ai classici cibi da vegetariani un po’ sfigatelli (perché ammettiamolo, non so voi, ma io a casa mia devo fare i salti mortali, così come quando esco con gli amici o quando, ancora peggio, mi tocca pranzare a scuola portandomi da casa il mio triste paninetto con formaggio e verdure, da mangiare esclusivamente…freddo).

Da oggi, quindi, questo blog diventa ufficialmente veg - friendly :-)

Iniziamo con dei burgers di soia con erbe fresche e curcuma , facili da fare e molto buoni, se non che un po’ lunghi nella preparazione per quanto riguarda la soia: è per questo che quando li faccio, cuocio sempre ½ kg di soia, così da averne in abbondanza per le settimane a venire, dato che reggono benissimo il congelamento!
La  soia da utilizzare è quella secca gialla, preferibilmente biologica. Va fatta ammollare in acqua come i fagioli secchi, e poi cotta in pentola a pressione per un’oretta. Appartiene alla famiglia dei legumi, ed è un alimento ottimale sotto vari aspetti:
  • dà proteine nobili in misura superiore a quella di qualsiasi altro vegetale;
  • è un cibo a basso indice glicemico;
  •  contiene una sostanza eccezionale per la salute: la lecitina, un emulsionante naturale che mantiene in sospensione il colesterolo presente nel sangue impedendo che si depositi sulle pareti delle arterie;
  • è fonte importante di grassi polinsaturi, che proteggono il sistema cardiovascolare, come gli Omega 3, mentre scarseggia di grassi sauri e di colesterolo. Inoltre è una buona fonte di vitamine (E e B9) e di minerali (ferro e potassio). 
Alle proprietà della soia, vengono affiancate anche quelle della curcuma, una spezia proveniente dall’India che ha proprietà anticancro, antinfiammatorie, antiossidanti ed antidolorifiche.
Cosa aspettate a farli allora? Vanno bene non solo per i vegetariani ed i vegani, ma proprio per tutti! Accompagnati con un contorno di insalatina (anche se io qui li ho serviti con spinaci al parmigiano), rappresentano una cena equilibrata e leggera, ma allo stesso tempo anche gustosa.

P.S. la ricetta non è mia, ma del mio ragazzo, che se l’è inventata di sana pianta.
Bravo amore ;-)


 BURGERS DI SOIA, CON ERBE FRESCHE E CURCUMA


 

Ingredienti, per circa 24/26 mini burgers:

500 g di soia gialla secca
250 g circa di pangrattato
2 foglie di alloro
2 cucchiai di prezzemolo tritato
2 rametti di rosmarino fresco, tritato
5 foglie di salvia tritate
1 cipolla media tritata
2 spicchi di aglio schiacciati
Peperoncino, a seconda dei gusti
Curcuma, a seconda dei gusti
sale grosso e fine

Procedimento:
La sera prima del giorno in cui si intende preparare  burgers, mettere la soia a bogno in una ciotola con dell’acqua. Il giorno seguente la soia si sarà allungata. Sciacquarla sotto l’acqua corrente per eliminare eventuali residui e farla cuocere in pentola a pressione per 50/60 minuti con del sale grosso e le foglia di alloro intere (poi andranno rimosse).
Quando la soia sarà pronta, lasciarla raffreddare, disporla in una ciotola e frullarla completamente con il minipimer. Dovrete ottenere un una “pasta” molto densa. Tritare tutte le erbe (eccetto l’allora che non serve più), la cipolla e l’aglio. Aggiungere all’impasto di soia le erbe, la cipolla, l’aglio, il peperoncino e la curcuma ed iniziare ad “impastare” questo composto sulla spianatoia, aiutandovi col pangrattato per compattarlo. L’impasto deve proprio essere compatto, più compatto di quelle delle polpette, e non appiccicoso. Impastatelo molto bene! Assaggiatelo e nel caso dovesse mancare di sale, aggiungetene un po’ di quello fino. Da questo impasto, aiutandovi con un cucchiaio, prelevate circa 26 pezzi, a cui darete la forma di una pallina che poi schiaccerete e le farete diventare dei burgers.
Ora i vostri burgers sono pronti: metteteli nei sacchetti del congelatore già porzionati (io calcolo 2 burgers a testa) e congelateli.
Per la cottura, basta cuocerli (una volta scongelati) in una padella antiaderente con un filo d’olio evo ben caldo. Faranno una crosticina molto goduriosa, assicurato!

NOTE:
-  la quantità di pangrattato da utilizzare può variare in base alla quantità di acqua in cui avete cotto la soia. In ogni caso, l’impasto deve “reggersi da solo”, deve essere ben compatto e non appiccicoso. Se l’impasto non dovesse proprio compattarsi, aggiungete anche un cucchiaio di farina scarso.
- se, mentre frullate la soia, vedete che questa è troppo densa, aggiungete un cucchiaio per volta della sua acqua di cottura, ma senza esagerare!

lunedì 28 gennaio 2013

La Focaccia di Recco

È passato un po’ di tempo dall’ultimo post, ma visto il chiletto preso mi sono messa a ferrea dieta (la torta della scorsa volta è stata l’ultima torta che ho fatto e mangiato), percui. onde propinarvi minestroni dalle mille verdure e piatti snaturati da ogni sorta di grasso, ho pensato di mettere a dieta pure il blog, così, per misera auto-consolazione.. ;-)
In realtà, non era proprio nei miei programmi cucinare una bella focaccia come questa che vi presento oggi, ma cause di forza maggiore (leggasi: pranzo da amici dei miei genitori, mica si può andare a mani vuote!) mi hanno imposto di preparare qualcosa di appetitoso e godurioso che si potesse mangiare con le mani senza dover avere bisogni di piatti forchette ed affini. Logicamente mi è venuta in mente una focaccia, ma quale?
La Focaccia di Recco l’avevo vista in giro sulla rete qualche tempo fa, e me l’ero segnata. Diciamo che a prima vista mi ha subito ispirata, ecco :-)
Quindi, senza tanti ripensamenti, mi sono messa all’opera domenica mattina alle 8, e alle 11 la focaccia era pronta, bella e buona, e se non fosse stato per mia provvidenza di nasconderla, i miei se la sarebbero anche già sbafata.

La Focaccia di Recco è originaria della Liguria, precisamente di Recco, sfortunata cittadina che durante l’ultimo conflitto mondiale è stata più volte rasa al suolo dai bombardamenti. Ha ottenuto il riconoscimento IGP. Preparata semplicemente con farina, acqua, olio, sale e buon formaggio (è davvero indispensabile che lo stracchino sia buono, il gusto dipende da quello!), quindi gli ingredienti sono pochi ma devono essere di qualità! Per prepararla non vi serve molto tempo, anche perché l’impasto non deve lievitare ma solo riposare.
 E’ una focaccia semplice, senza tante pretese, ma che vi riporterà indietro nel tempo, con la sua tradizione centenaria, quando le cose complicate ancora non esistevano  e quelle semplici erano le migliori. E credetemi, che questa focaccia ne è davvero la prova schiacciante.

Se volete sapere altro sulla Focaccia di Recco, vi rimando alla pagina ufficiale dedicata a lei.


LA FOCACCIA DI RECCO



Ingredienti per una teglia:

500 g di farina Manitoba
250/270 ml d’acqua
50 ml d’olio d’oliva
10 g di sale

500 g di stracchino


Procedimento:

In una ciotola capiente, miscelare la farina. Mescolare a parte l’acqua e l’olio e sciogliere all’interno il sale. Versare il composto di acqua, olio e sale sulla farina ed iniziare ad impastare con le mani, prima dentro la ciotola, poi sulla spianatoia leggermente infarinata, finché otterrete un panetto morbido, liscio ed elastico. Potrebbe servirvi un altro po’ di farina, è tutto normale! Mettete il pnetto in una ciotola, coprite con un canovaccio e fate riposare un’oretta, anche due, più riposa meglio è.
Terminato il tempo di riposo, accendete il forno alla temperatura più alta (il mio arriva fino a 300°C).
Prendete l’impasto e dividetelo in due pezzi, pressappoco uguali.
Ungete con un po’ d’olio la teglia che userete.
Stendete con il mattarello su una spianatoia infarinata una parte dell’impasto, in una sfoglia rettangolare molto sottile, che avvolgerete sul mattarello e con la quale andrete a foderare la vostra teglia, tenendo i bordi leggermente alti. Tagliate la crescenza a pezzi, e disponeteli sulla sfoglia in modo regolare. Prendete l’altro pezzo di impasto, stendetelo fino, arrotolatelo sul mattarello e posizionatelo sopra la crescenza, sigillando bene i bordi con i rebbi di una forchetta. Spennellate la superficie della focaccia con poco olio e spargetevi un po’ di sale. Con le dita, “pizzicate” la sfoglia superiore seguendo la disposizione della crescenza, dovrete ottenere dei buchini, di modo che l’aria calda possa uscire non facendo bruciare la focaccia. Infornate per circa 10 minuti, l’alta temperatura farà sì che il formaggio si sciolga, ma senza asciugarsi troppo.
Una volta cotta, estrarla dal forno, lasciarla raffreddare un po’ e poi procedere servendola tagliata in rettangoli.

NOTE:
- non è indispensabile l’uso della farina Manitoba, utilizzata più che altro per l’alto contenuto di glutine (proteine). Se non l’avete, usate pure la 0.

venerdì 4 gennaio 2013

Fior di carota agli agrumi

In questa giornata uggiosa (da voi com’è il tempo? A Venezia meglio lasciar perdere…) vi lascio questa torta di carote un po’ diversa dal solito :-)
di solito le torta le faccio sempre tonde, al max mi spingo verso qualche plumcake, ma per me la torta è tonda, punto! Per natale invece, mi è stato regalato uno stampo a forma di margherita, che ha i petali tutti staccati dal centro, di modo che la torta sia molto carina da essere servita ma anche pratica da mangiare (monoporzione) perché ognuno si prende il petalo che vuole e morta lì, senza dover usare tanti coltelli e palette…in più è in silicone, il che è un bel vantaggio: prima d’ora l’avevo sempre snobbato, il silicone intendo, invece è davvero pratico e la torta scivola giù che è un piacere.
Corredato allo stampo, c’era anche un mini ricettario, edito da Gribaudo (di cui vi avevo già parlato a proposito del ricettario di muffin qui, qui, e qui) che ha confermato l’impressione positiva che mi aveva fatto la prima volta. Il ricettario si compone di 24 ricette, di torte dolci sì, ma anche di ricette salate, per esempio di risotti e polente, da servire sempre a forma di margherita, anche se mi sa che non verranno bene come le torte, ma chissà, proverò! Foto davvero carine e ricette valide, è stato un regalo davvero molto apprezzato ;-)

La torta che ho scelto di provare per prima è stata questa tortina di carote, ma non la solita torta di carote: infatti è senza frutta secca (quando di norma sulla torta di carote ci vanno o le mandorle o le nocciole), senza burro (si usa l’olio d’oliva) e mooolto profumata, grazie alle scorze di limone ed arancia e all’acqua di fiori d’arancio (che potete naturalmente omettere se non vi è gradito).
L’impasto è bello sostenuto e la torta, una volta cotta, risulta morbidissima e si mantiene fresca fino a 3 giorni, anzi, secondo me dal giorno dopo da quando è stata cotta è anche meglio.. ;-)
unico avvertimento: usare delle carote fresche e dolci ed un’olio d’oliva fruttato e leggero, altrimenti penso che si sentirebbe troppo il suo sapore, che non deve prevalere.


FIOR DI CAROTA AGLI AGRUMI





Ingredienti, per uno stampo da 24 cm di diametro o uno stampo a margherita:

250 g di carote
2 uova
100 g di zucchero di canna
200 g di farina
50 g di fecola di patate
100 ml d’olio d’oliva
1 arancia, scorza grattata
1 limone, scorza grattata
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
10 g di lievito chimico
1 pizzico di sale


Procedimento:

lavare le carote, pelarle, mondarle e grattugiarle finemente al mixer o con la grattugia.
In una ciotola capiente montare le uova intere con lo zucchero ed il sale. Aggiungere la farina, la fecola ed il lievito setacciati insieme, a più riprese, fino ad incorporarli bene. Aggiungere poi l’olio ed incorporare bene, le carote, le scorze d’arancia e di limone, e la vaniglia. L’impasto risulterà abbastanza denso. Versate l’impasto nella tortiera, imburrata ed infarinata, e cuocete in forno già caldo a 180°C per circa 40 minuti

lunedì 31 dicembre 2012

Tartufini di cioccolato al sale

Come da tradizione (era successo anche 2 anni fa, ndr) vi lascio con una ricettina facile e carina per concludere quest’anno con un po’ di dolcezza ;-)
2 anni fa vi avevo lasciati con una ricetta di tartufi buoni buoni, quest’anno replico, anche se i tartufi in questione sono diversi: più compatti e raffinati, se vogliamo, leggermente salati, che si sa, il connubio cioccolato-sale quest’anno ci è piaciuto particolarmente (ve li ricordate questi biscotti, vero? Sono divini!).
Se li volete fare per il vostro cenone di stasera, susu, siete ancora in tempo!

Intanto io vi faccio tanti tanti auguri, senza frasi strappalacrime che tanto a me mica piacciono, e pure senza fare tanti bilanci, che tanto sono inutili…meglio spremerla per bene e viverla davvero, la vita, piuttosto che passarla a rimuginare su quello che si è fatto.
Quindi, vi dico solo questo: DIVERTITEVI! BUON 2013 RAGAZZI!


TARTUFINI DI CIOCCOLATO AL SALE





Ingredienti, per una 30ina di tartufini

300 g di cioccolato fondente al 60% minimo
200 g di cioccolato al latte finissimo
200 g di panna fresca
25 g di burro
½ cucchiaino di Fleur de Sel

Procedimento:

tritare a coltello i cioccolati, abbastanza finemente, e riporlo in una ciotola capiente.
Portare ad ebollizione la panna col burro ed il sale, e mescolare bene.
Versare la panna bollente sul cioccolato, coprire con un piatto senza minimamente mescolare e lasciar riposare per 5 minuti. Togliere il piatto e solo ora mescolare bene con un cucchiaio amalgamando tutto per bene. Lasciar quindi raffreddare il composto, e quando sarà freddo riporlo in frigo coperto di pellicola per circa 3 ore, o anche tutta la notte, l’importante è che la ganache si sia ben rassodata e compattata. Quando lo tirerete fuori dal frigo, il composto sarà abbastanza duro: lasciatelo un po’ a temperatura ambiente fintanto che riuscirete a prelevare con un cucchiaio una piccola quantità di composto a cui darete la forma di una pallina con le mani. Trucchetto: per non appiccicarvi le mani di cioccolato, strofinatevi i palmi con dello zucchero a velo! Funziona! Procedete quindi così fino a finire il composto, i tartufini non devono necessariamente essere tutti uguali, e la forma non necessariamente perfettamente tonda! Riponeteli su un vassoio e lasciateli rassodare in frigo per altri 30 minuti, dopodiché rotolateli per bene nel cacao amaro e riporre in frigo fino al momento di servirli.

NOTE:
- se vi attizza l’idea, potete rivestire i vostri tartufi anche con della granella di mandorle, nocciole, o pistacchi.

sabato 29 dicembre 2012

I Pagnuttielli! Meglio conosciuti come i panini napoletani...

Allora? Come le state passando le vacanze? Io benissimo direi, dormo quasi tutto il giorno :-) a parte dormire, poi, cucino anche! l'altro giorno, presa dalla voglia di impastare, ho fatto questi!

I panini napoletani (in gergo: Pagnuttielli) sono degli involtini di pasta (generalmente da pizza) ripieni di salumi e formaggi. Solitamente per il ripieno molti napoletani usano i cicoli, (http://it.wikipedia.org/wiki/Ciccioli), ma altrettanti preferiscono utilizzare un mix di salumi tipo mortadella, prosciutto, pancetta, salame napoletano etc, come formaggi invece si spazia dal provolone alla mozzarella alla scamorza…c’è chi aggiunge anche del grana, e chi no…insomma, come per tutte le altre ricette della tradizione, ogni famiglia ha la sua che segue secondo il proprio gusto. Una cosa è certa: a Napoli e dintorni il panino napoletano è il protagonista assoluto della rosticceria partenopea ed è famoso quasi quanto la pizza.
Premettiamo che io a Napoli non ci sono mai stata, ma mi piacerebbe tanto andarci. Questi panini però ho avuto la fortuna di assaggiarli a casa di una mia amica, che ha la mamma napoletana doc. Inutile dire quanto poco tempo ci abbia messo per assaggiarli, innamorarmene ed implorare la ricetta :-)

Sono buonissimi, gustosi e sofficissimi…di certo non sono molto leggeri, tanto che secondo me potrebbero benissimo sostituire un pranzo per un pic-nic o una gita fuori porta. Amatissimi dai bambini, non sono per niente difficili da fare, richiedono solo un o’ di tempo per la lievitazione della pasta, nulla di più! Se li fate, non vi faranno fare brutta figura nel caso va capiti in casa qualcuno per farvi gli auguri, cosa mooolto frequente dalle mie parti in questo periodo ;-)

PAGNUTTIELLI, o panini napoletani




Ingredienti, per 10 panini:

400 g di farina 0
100 ml di acqua
100 ml di latte
4 g di lievito di birra secco oppure 12 g di lievito di birra fresco
2 cucchiaini rasi di zucchero
1 cucchiaino di sale
2 cucchiai d’olio evo
Pepe qb

100 g di pancetta affumicata a cubetti
80 g di prosciutto cotto a cubetti, o in alternativa in una fetta spessa e poi tagliato a pezzi
150 g di provolone piccante
Una spolverata di grana grattugiato

Procedimento:

In una ciotola versate la farina, il lievito secco e lo zucchero e miscelare bene. Fare il buco al centro e versarvi il latte e l’acqua, iniziando ad impastare fino ad ottenere una palla. Aggiungete il sale, l’olio e il pepe e continuare ad impastare finchè otterrete un impasto liscio ed elastico che metterete a riposare per un oretta coperto con un canovaccio pulito.
Nel mentre preparare il ripieno: tagliare a cubetti piccoli il formaggio ed il prosciutto.
Quando l’impasto sarà pronto, infarinare leggermente una spianatoia e stendere l’impasto in un rettangolo, ad uno spessore di circa 3 mm. Stendervi sopra prima il prosciutto, la pancetta, il provolone ed il grana, facendo una leggera pressione sul ripieno perché si attacchi bene alla pasta. Avvolgere su sé stessa la pasta dal lato della lunghezza fino a formare un salame, ma non troppo stretto. Tagliare il salame in 10 pezzi, ognuno deve essere circa di 3 dita.
Foderare una teglia di carta forno e metterci sopra i panini ben distanziati tra loro.
Far lievitare altre 2 ore.
Prima di infornare, spennellare ciascun panino con poco olio e cuocere a 180°C per circa 20-25 minuti, comunque fino a doratura.

NOTE:
- per i salumi e il formaggio potete benissimo mettere quelli che più preferite!
- nel caso utilizzaste il lievito di birrafresco, fatelo sciogliere nell'acqua e nel latte mischiati  assieme, e poi aggiungetelo alla farina e agli altri ingredienti, procedendo come da ricetta.

mercoledì 12 dicembre 2012

Tempo di Natale...tempo di Lebkuchen!

Oggi è una giornata un po’ strana. Dati i preamboli, si preannunciava come la tipica giornata no, quelle che appena ti svegli la mattina pensi: “nooo, non ce la posso fareee, nooo”. Su 5 ore di scuola, 4 erano interrogazioni, ed io ero una più che possibile preda per i professori affamati di voti. Ieri sono tornata da scuola alle 6, dopo aver assistito ad una conferenza sul rapporto tra architettura e filosofia tenuta dall’architetto-professore Renato Rizzi (che non mi ha fatto questa buona impressione che auspicavo, invece, da un pluripremiato architetto-filosofo). Quindi dopo aver studiato arte, Dante, fisica e greco fino quassi a mezzanotte, mi sono naturalmente addormentata con i libri tra le mani. Diversamente dalle mie aspettative, invece, oggi è andato tutto -o quasi- bene. L’8 in arte me lo sono davvero gustato per bene, perché non ci speravo proprio. L’humanitas del prof di fisica che, rendendosi conto del fatto che eravamo imbottiti di interrogazioni come un tacchino nel giorno del Thanksgiving, ha rimandato la sua, è stata una piacevole sorpresa e sono stata ben felice di ringraziarlo. La prof di italiano invece non se lo merita proprio d’essere ringraziata, ma questa è un’altra storia. Greco è andato meglio di quanto mi aspettassi. Fra una lezione a l’atra sono pure riuscita a fare qualche test per la patente, totalizzando il più che onorevole punteggio di 0 errori. Insomma, questa giornata è stata davvero una rivelazione. Perché non credevo di riuscire a dare il massimo anche in un giorno in cui nulla sembrava essere scontato, e che poi alla fine tale si è dimostrato.
Per concludere la giornata, quindi, ci voleva proprio un dolcino per festeggiare (a proposito, avete fatto l’albero?!).

Quindi ho preparato questi Lebkuchen, dei biscotti della tradizione tedesca (o comunque di tutte le zone in cui si parla il tedesco, Trentino Alto Adige compreso) molto speziati e che vengono preparati usualmente per il periodo natalizio. Non esiste una ricetta standard, poiché di questi biscotti esistono moltissime varianti (coperti di cioccolato fondente, senza cioccolato, con la frutta secca, senza frutta secca, con la frutta candita, senza frutta candita, etc) ed ognuna famiglia stravolge la ricetta secondo il proprio gusto. Personalmente, la prima volta che assaggiai questi biscotti fu qualche anno fa, perché mio cugino me ne portò una confezione della Svizzera, ed erano dei biscotti morbidi morbidi ed appunto coperti di cioccolata fondente. Poi non ne ho più mangiati per anni, fino a ritrovarli l’anno scorso al Lidl (e giù di scorpacciate!). Quindi mi si è riaccesa la lampadina e sono andata in cerca di una ricetta per realizzarli in casa. Sono approdata qui, e provai quindi la ricetta contenuta in “Cucinare nella Dolomiti” di H. Gasteiger, G. Wieser, H. Bachmann, che mi piacque molto, ma che ho voluto comunque modificare seppur di poco perché volevo ottenere un gusto leggermente più speziato.
Alla fine sono dei biscotti morbidi, speziati (per me il giusto, ma per esempio ai miei son sembrati addirittura un po’ troppo forti) e che potrete benissimo utilizzare per addobbare l’albero facendo un piccolo foro sulla sommità di ciascun biscotto. Ovviamente potete anche glassarli col cioccolato dopo averli cotti e con la frutta secca, insomma spazio alla fantasia – e al vostro gusto.

Io, con questi, sono davvero entrata nel mood natalizio… ;-)

LEBKUCHEN


Ingredienti,per circa 80 biscotti:
500 g di farina 0
250 g di farina di segale
20 g di bicarbonato di sodio
300 g di miele –per me il millefiori-
200 g di zucchero di canna
1 uovo intero + 2 tuorli
200 g di burro morbido
5 g di cannella
5 g di zenzero
5 g di scorza di limone grattugiata
5 g di scorza di arancia grattugiata
2 g di noce moscata
2 g di chiodi di garofano
1 cucchiaio di Rum
1 pizzico di sale

Procedimento:
in una ciotola capiente, setacciare le farine col bicarbonato. Intanto mettere in un pentolino a scaldare il miele con lo zucchero. Riunire nella ciotola con le farine il miele con lo zucchero,il burro morbido e tagliato a pezzettini, l’uovo ed i tuorli, le spezie, il rum ed il sale. Impastare finchè l’impasto sarà omogeneo, formare la solita palla, e lasciarla riposare in frigo per almeno 3 ore avvolta in pellicola. L’impasto non sarà come quello tipico della frolla, ma più morbido. Passate le tre ore, tirare fuori l’impasto, stenderlo ad uno spessore di circa 5-6 mm di spessore e ritagliarla con le formine che preferite. Solitamente quelli che compro io sono di forma rotonda, ma li ho vista anche a forma di stella, cuore, campana, albero di natale… quando avrete terminato, infornateli in forno già caldo a 180° per circa 10-12 minuti, non devono cuocere troppo altrimenti diventano secchi!
Sono molto più buoni mangiati dopo qualche giorno, ma se non ci riuscite…ahimè, vi capisco, sono buonissimi anche mangiati subito!

lunedì 3 dicembre 2012

Muffin con cuore di lamponi, cannella e mandorle

Un’altra ricetta della serie “avevo-voglia-di-dolce-e-mi-sono-preparata-i-muffins” chepare vada per la maggiore su questo blog… ;-)
Su dai, che dicembre è già arrivato (siete felici? Contenti? Estasiati? Io siiiii!), fuori fa freddo (anche se c’è un sole fantasticoso) e scommetto che pure voi, un bel muffin per la colazione di domani, non lo disdegnate vero?! Per cui, correte in cucina a prepararli perché sono davvero buoni, soffici soffici e veloci! Buon inizio settimana, che la pazienza sia con voi! (la mia purtroppo siè già quasi esaurita…) ;-)

MUFFIN CON CUORE DI LAMPONI, CANNELLA E MANDORLE



Ingredienti, per circa 15 muffins:

Ingredienti secchi
125 g di farina 0
125 g di farina di farro bio
125 g di zucchero di canna
1 cucchiaino di cannella
2 cucchiaini di lievito
1 pizzico di sale
Ingredienti liquidi
250 g di latte intero
90 g di olio di semi (girasole)
25 g di Rum
1 uovo
Ingredienti extra
Marmellata extra di lamponi
Mandorle a lamelle
Zucchero di canna

In una ciotola mescolare bene tutti gli ingredienti secchi, in un’altra ciotola quelli liquidi. Aggiungere agli ingredienti secchi quelli liquidi e mescolare non troppo, l’impasto dovrà essere amalgamato bene ma un po’ grumoso. Negli appositi pirottini versare un cucchiaio di impasto per ciascuno, poi versare un cucchiaino colmo di marmellata di lamponi al centro e coprire con un altro scarso cucchiaio di impasto. L’impasto dovrà riempire il pirottino per ¾ circa. Continuare fino ad esaurimento dell’impasto. Sulla superficie di ogni muffin aggiungere delle mandorle a lamelle e spolverizzare poi con dello zucchero di canna. Infornare a forno già caldo a 180°C per circa 30 minuti.