venerdì 8 giugno 2012

Green bean and almond soup



Allora, questa zuppa l’avevo vista da Cavoletto, che, a sua volta, l’aveva adocchiata nel libro di Rose Bakery. Ora, non sto qui a parlarvi del libro, dato che non l’ho mai letto ma che però e nella mia books to buy list ;-) piuttosto vi parlerei appunto di questa zuppetta che io ho trovato davvero molto buona.
Tralasciando il fatto che si sentiva abbastanza l’aglio – la ricetta per 6 ne prevedeva 1 spicchio, io per 2 persone ne ho messo mezzo, era pure piccolino, avrò abbondato io?- per il resto il sapore dolce della mandorla ci sta proprio bene col fagiolino, che tra le altre cose è già dolcino di suo, insomma è un abbinamento che non avevo mai provato ma al quale d’ora in poi penserò più spesso, anche perché effettivamente l’abbinamento salato + frutta secca a me piace, ai miei invece un po’ meno, è per questo che a casa più di tanto non lo propongo.
Alla ricetta originale ho aggiunto solamente qualche fogliolina di basilico –ne sono una maniaca, lo metterei dappertutto, pure nella torte dolci-, ho omesso lo zucchero –che era comunque facoltativo- e al posto del brodo ho utilizzato semplicemente acqua, come faccio di solito per tutte le altre zuppe/vellutate.
Da segnare assolutamente e fare più e più volte!
È buona pure da mangiare fredda ;-)

GREEN BEAN AND ALMOND SOUP


Ingredienti, per 2/3 persone
Sedano 1 costa
Carota 1 piccola
Cipolla bionda 1 piccolina
Aglio ½ spicchio, piccolo
Basilico, 4 fogliette
Fagiolini verdi freschi 250 g
Mandorle pelate 50 g
Olio evo
Sale e pepe
Acqua o brodo vegetale ½ lt

Procedimento:
tritare a coltello sedano, carota e cipolla. In una pentola scaldare 4 cucchiai di olio. Quando sarà caldo, aggiungerci il soffritto e lo spicchio d’aglio schiacciato. Lasciare soffriggere a fuoco medio finché saranno dorati. Nel mentre tagliare i fagiolini a pezzi, poi aggiungerli assieme al basilico al soffritto, lasciandoli insaporire per 5 min. Salare e pepare, coprire con l’acqua o il brodo e lasciar cuocere per un 15 minuti. Passato il tempo, aggiungere le mandorle tritate, lasciar cuocere ancora per 1 minuto, poi spegnere e passare il tutto al minipimer. Aggiustare di sale se dovesse essere necessario, e servire con un giro d'olio a crudo.

NOTE:
- nella ricetta originale ci andava anche ½ cucchiaino di zucchero, aggiunto dopo il soffritto. Io non l’ho messo, ma se a voi stuzzica, mettetelo pure!

mercoledì 6 giugno 2012

Plumcake fondente al limone


Ormai ho davvero perso il conto dei cake agli agrumi che ho fatto…mi piacciono talmente tanto che ogniqualvolta ne vedo una ricetta, provo un istinto irrazionale che mi spinge a farla ;-) non a caso, infatti, nel mio balcone dà bella mostra di sé una pianta di limone regalatami per natale, dalla quale ho già colto ben 2 bei limoni, gialli, profumatissimi e pure biologici!
Questo cake l’ho fatto domenica per pranzo, quando ho saputo all’ultimo minuto che avremmo avuto ospiti…ed essendo un dolce che non richiede ingredienti impossibili ma bensì cose che perfino una cuoca sprovveduta ha sempre, è particolarmente indicato per quei casi in cui non hai voglia di cucinare, hai poco tempo, hai poche cose in casa ma pretendi qualcosa di buono e infine, last but not least, piace proprio a tutti, ai piccini delicati di palato e ai grandi, non delicati di palato ma piuttosto rompiballe si ;-)
La ricetta è di Martha Stewart.


PLUMCAKE FONDENTE AL LIMONE


Ingredienti:
165 g di burro
230 g di zucchero semolato
4 uova biologiche
230 g di farina 00
2 cucchiaini di lievito chimico in polvere
½ cucchiaino di sale
125 ml di latte biologico
2 cucchiai di scorza di limone biologico finemente grattugiata
5 cucchiai di succo di limone biologico
1 cucchiaino di estratto di vaniglia liquido

Per la glassa:
125 g di zucchero a velo
2-3 cucchiai di succo di limone

Procedimento:
Preriscaldare il forno a 165°.
In una ciotola sbattere il burro a pezzetti e freddo con lo zucchero e il sale con la frusta elettrica alla massima potenza. Quando sarà diventato cremoso e spumoso, aggiungere le uova, una alla volta, sempre sbattendo a minor velocità. Quando le uova saranno amalgamate, aggiungere la farina setacciata con il lievito sempre sbattendo, piano, e alternandola con il latte. Il composto non sarà molto denso, ma abbastanza liquido. Per ultimi aggiungere prima la scorza e poi il succo del limone, amalgamandoli però con un cucchiaio di legno. Versare il composto in uno stampo da plumcake imburrato ed infarinato, ed infornare a 165° per circa 50 minuti, anche un’ora: fa fede la prova stecchino, il plumcake infatti deve avere una consistenza “fondente” ed una cottura prolungata potrebbe alterarne la consistenza!
Quando sarà cotto, quindi, lasciarlo intiepidire, sformarlo e metterlo sul piatto da portata.
Preparare ora la glassa: in una ciotolina mischiare con un cucchiaio lo zucchero a velo e il succo di limone, fino ad ottenere una consistenza sciropposa, piuttosto sostenuta, non troppo liquida. Versare la glassa sul dolce, lasciandola cadere sui bordi.
Decorare con qualche fetta di limone.


NOTE:
- una volta l'ho pure fatto con il lime al posto del limone...niente male, un gusto più esotico! Quando sarà stagione, magari, proverò con le arance ;-)

Sono tornata!

Ok, guardare la data dell'ultimo post mi fa leggermente rabbrividire.
D'altronde, non è stata colpa mia, bensì la colpa è del mio browser, che, per motivi ignoti, aveva deciso di non farmi più entrare nella bacheca di blogger, e così non ho potuto pubblicare nulla per più di un mese! 
Ma ora che sono riuscita a risolvere il problema, sono più operativa che mai ;-)
Quindi, aspettatevi già da domani un nuovo post!

Baci!

lunedì 9 aprile 2012

Cookies al cioccolato e fior di sale

È stato amore a prima vista. Un colpo di fulmine. Una folgorazione.
No, non ho incontrato il principe azzurro…ho semplicemente incontrato loro: i Cookies al cioccolato e Fleur de Sel di Christophe Felder!

Li ho scelti come fine pasto per il mio pranzo di Pasqua, accompagnati con delle panne cotte monoporzione in miniatura aromatizzate al lime e vaniglia. Superfluo dire che hanno stupito tutti, e che sono stati anche apprezzati ;-)
Quindi, viste le temperature e il cielo grigio…su, siete ancora in tempo per farli ;-)

Alcune delucidazioni e poi passo alla ricetta: dato che il cioccolato è l’ingrediente predominante, vi consiglio caldamente di usarne uno buono, al 70% di cacao. Se il cioccolato è buono, sarà buono anche il biscotto ;-)
Importante è anche la cottura: 12 minuti dovrebbero essere più che sufficienti, il biscotto non deve essere “super cotto”, anzi: una cottura prolungata li asciugherebbe troppo, rendendoli secchi.
Nel complesso è un biscotto abbastanza dolce, d’altronde la percentuale di zucchero è considerevole, ma vi sconsiglierei di diminuire la dose, penso che poi andrebbe a penalizzare la consistenza favolosa del biscotto.
In sostanza quindi, è un biscotto bello ricco, di quelli che quando ne mangi uno sei già pieno. Me è buono. È incredibilmente buono. È spaziosamente buono. Un gusto particolare e ricercato, dove il Fleur de Sel mette in risalto il sapore del cioccolato fondente. E quando lo mordi, le schegge scioglievoli di cioccolato ti fanno andare in paradiso.

Quindi, cioccolato alla mano, e via! Buon biscotto a tutti :-)

COOKIES AL CIOCCOLATO E FLEUR DE SEL


Ingredienti, per circa 40 cookies, abbastanza grandi:
230 g di cioccolato fondente, 70% minimo
225 g di burro
165 g di zucchero di canna scuro
75 g di zucchero semolato
5 g di Fleur de Sel
3 g di estratto di vaniglia
270 g di farina 00
46 g di cacao amaro
8 g di bicarbonato di sodio

Procedimento:
come prima cosa, tirare fuori il burro dal frigo e lasciarlo ammorbidire un po’.
Nel frattempo, tritare a coltello il cioccolato, a scaglie non troppo fine.
Quando il burro sarà morbido, lavorarlo a pomata, aggiungere i 2 tipi di zucchero ed incorporarli bene. Poi aggiungere anche il sale e la vaniglia, mescolare.
Setacciare a parte la farina con il cacao ed il bicarbonato, non devono esserci grumi di cacao né di farina! Quindi incorporare anche loro assieme al cioccolato. Impastare velocemente per evitare che l’impasto si scaldi e il burro si sciolga, ma se l’impasto dovesse essere un po’ sbricioloso, basterà aggiungere un cucchiaio d’acqua fredda. Formare quindi un salsicciotto di circa 4 cm di diametro, avvolgere in pellicola e stazionare in frigo per qualche ora, meglio una notte.
Riposato l’impasto, riprenderlo e tagliare a fette di circa 1 cm. Sistemare sulla placca da forno rivestita di carta forno, ed infornare in forno già caldo a 170° per 12 minuti, non di più!
Tolti i biscotti dal frigo, saranno molto morbidi, quindi lasciarli raffreddare leggermente sulla placca del forno, e quando saranno duri trasferire su una gratella.
Si conservano in scatole di latta per qualche giorno.

E non è troppo tardi per augurarvi Buona Pasquetta!

martedì 6 marzo 2012

La quiche dell’ultimo minuto al Radicchio di Treviso, ricotta e noci

Le ore più stressanti della giornata, quelle a cui ci arrivi davvero strenuamente, vanno dalle 7 alle 9 della sera.
Sono soltanto due ore, ma due ore di fuoco incessante.
Specialmente per una donna.
Contemporaneamente, bisogna: pensare a cosa preparare per cena, vedere se si hanno gli ingredienti per preparare quello che si aveva pensato, mettere in pratica quello che si era pensato nel caso si abbiano gli ingredienti, mentre, nel caso non in cui si disponga di essi, cambiare idea; preparare la tavola, ah poi, certo, bisogna preparare anche il contorno, le verdure, riempire la brocca dell’acqua, stare attente che non si bruci quello che si sta preparando. Poi finalmente si mangia. In non più di 30 minuti però, che poi diventa troppo tardi per: spreparare la tavola, pulire i piatti e metterli in lavastoviglie, azionare la lavastoviglie, pulire i fornelli e il forno nel caso in cui lo si abbia utilizzato, pulire il microonde, riporre tutti gli oggettini che anziché facilitare la vita da casalinghe, ce la complicano e basta, poi si passa alla lavatrice e, infine, ci si deve lavare, preparare i vestiti coordinati alle scarpe per il giorno seguente, organizzare la borsa / zaino per la scuola, puntare la sveglia, e poi…ancor prima di appoggiare il didietro sul divano, si sta già ronfando.
A questo punto, immagino capirete perché si cerchi sempre di inventarsi qualcosa per la cena che non superi 1 ora tra preparazione e cottura :-)
Dato che ultimamente a casa mia il tram-tram serale dalle 7 alle 9 quotidiano è sempre così, se non, a volte, pure peggio, lol, ieri sera mia mamma ed io eravamo letteralmente in preda al panico per la solita scemenza: che si fa oggi per cena?
Cavolini, erano già le 19, tra meno di un’ora sarebbero arrivati a casa due lupi famelici alias mio fratello e mio papà che, in meno di 60 secondi, si sarebbero catapultati a tavola con già in mano forchetta e coltello, e, credetemi, se non avessero trovato qualcosa di mangereccio sopra il piatto, non si sarebbero fatti tanti problemi a sbranare mia mamma e me ;-)
Quindi, aprendo il frigo, ho notato una confezione di quelle paste brisee impacchettate, un po’ tristi, ma miracolose in situazioni come queste, e ho pensato: pasta brisee + radicchio + noci + ricotta = evvai di torta salata!!!

Come prepararla, mi è venuto in mente proprio mentre tiravo fuori gli ingredienti dal frigo. Sono andata di fantasia, di cuore e d’istinto.
Ne è venuta fuori una torta salata davvero meravigliosa.
Un guscio morbido che racchiude al suo interno una ricca sorpresa soffice di ricotta mischiata a radicchio frullato, un ripieno che contrasta con la croccantezza delle noci spezzate che, a loro volta,  si perdono dentro un ultimo strato di radicchio stufato e lasciato intero a ciuffi. Una grattata di parmigiano per dare un po’ di sapore e il gioco è fatto.
Fatela, non sapete cosa vi perdete.
E in più…si fa in meno di un’ora, se obbligate la mamma a sgusciarvi le noci... come ho fatto io ;-)

LA QUICHE DELL’ULTIMO MINUTO AL RADICCHIO DI TREVISO, RICOTTA E NOCI



Per 4:

Iniziamo con il radicchio. Sciacquetene ½ kg circa, asciugatelo e fatelo appassire per 5 – 8 minuti in padella con 2 scalogni sminuzzati. Nel frattempo, mescolare 250 g di ricotta fresca con un uovo, sale, pepe e peperoncino quanto basta. Sgusciate una quindicina di noci più o meno, rompete i gherigli con le mani, ma lasciateli abbastanza in pezzi grossi, metteteli da parte. Se il radicchio è cotto, frullatene circa la metà con il minipimer, aggiungendo un cucchiaio di salsa di soia, e aggiungetelo poi alla ricotta. Mescolare bene e farcire una tortiera (24 cm) foderata con la pasta brisee. Sopra la crema di ricotta e radicchio, se volete, mettete qualche funghetto sotto’olio strizzato, non ci sta male! Sparpagliate ora la metà delle noci spezzate. Sopra le noci, completate con il resto del radicchio ancora intero, e poi sopra quest’ultimo adagiare il resto delle noci. Completare con una generosa grattata di grana, grattugiandolo con i fori grossi della grattugia.
Infornare a 200° per circa 20 – 25 minuti.


lunedì 20 febbraio 2012

Polvere di limone ed arancia, essicata

No, oggi niente post melo-drammatico ;-)

Se io vi chiedessi qual è l’ingrediente che usate più spesso in cucina e quello a cui non potete MAI rinunciare, quello che in dispensa –o in frigo, o dove volete- c’è SEMPRE, ma proprio sempre sempre, voi cosa mi rispondereste?!
Io non ho nessun dubbio a riguardo: infatti, nella mia cucina c’è sempre il limone.
A parte il fatto che trovo stia sempre magnificamente con tutto (leggi: dolci, biscotti, pesce, carne, pasta, riso, verdura, salse, condimenti), io lo uso anche come “profumatore” per la lavastoviglie; nei periodi natalizi faccio essiccare le bucce e poi le appendo all’albero e, molto spesso poi, tagliate a julienne, diventano una decorazione semplice ma raffinata; qualche goccia del suo succo va sempre a finire nel mio thè caldo, oppure, addirittura, nello struccante fai-da-te (prossimamente la “ricetta” lol), conosciute le sue potenti azioni astringenti ;-)

Ma un’altra protagonista importante della mia cambusa è anche l’arancia.
Stessa storia del limone, la trovo un agrume molto versatile, che si adatta bene con tutto e che caratterizza ogni piatto, o quasi :-)

E quindi, dato che in questo periodo non è molto facile reperire agrumi date le sfavorevoli condizioni climatiche, qualche tempo fa mi si è accesa una lampadina nella testa: perché non essiccare le bucce di limoni e arance (ma non solo, si può fare anche con cedri, mandarini, etc.) per poi grattugiarle ed avere in questo modo sempre aromi profumatissimi e pronti all’uso?
Ci ho provato e il risultato mi ha entusiasmata: vi faccio vedere come si fa, senza tante pretese, è una cosa davvero scemissima ma che può tornare utile :-)

Ovviamente poi potrete fare dei mix a vostro gusto, per esempio io ho fatto tanti sacchettini diversi: arancia, limone, arancia e limone assieme, limone e zenzero, arancia e vaniglia, limone e vaniglia… via libera alla fantasia!

POLVERE DI LIMONE E ARANCIA, ESSICATA



I protagonisti:
limoni (meglio se biologici, o comunque non trattati)
arance (meglio se biologici, o comunque non trattati)

Procedimento:
è sufficiente lavare benissimo gli agrumi, asciugarli e con un pelapatate sbucciarli verticalmente. Tagliare a coltello le bucce a julienne, molto fini così si seccheranno prima. Riporle in un piatto e metterle in microonde, alla massima potenza per 1 minuto, ma anche meno, stando con gli occhi attaccati al micro perché si bruciano molto facilmente ;-) quindi in un tagliare sminuzzarle con la mezzaluna fino ad ottenere un polvere.
Si conservano per molto tempo chiusi o in barattolini di vetro oppure anche in bustine (quelle per congelare gli alimenti, per intenderci).
Ricordate di attaccare delle etichette ad ogni singolo barattolino/bustina per riconoscere facilmente le vostre polveri, nel caso ne facciate più d’una!


venerdì 10 febbraio 2012

The New York Cheesecake

Già quando avevo 5 anni sentivo l’esigenza di avere qualcuno al mio fianco per poterci giocare insieme, per poterlo abbracciare, per poterlo riempire di baci. Per dimostrare a qualcuno che, se ci fosse potuto essere qualcuno al mondo che lo avrebbe amato alla follia, quella ero io. Il desiderio di avere un fratello, o una sorella, era così intenso che davvero, ancora oggi, penso di essere stata uno stress infernale per quei santi di mia madre e mio padre. Avevo tanti bombolotti, tante Barbie –di queste avevo una passione snaturata, ogni volta che con la nonna paterna passavo davanti al negozio di giocattoli, era d’obbligo fermarsi e comprarne una, tant’è che, ancora oggi, ne sono incredibilmente gelosa: guai a chi si azzarda di toccare le mie ben 67 Barbie ;)- ed ogni volta che tenevo tra le mani quelle bambole, facevo finta di tenere per la mano, in realtà, un bimbo vero, quello che avrebbe dovuto essere mio fratello. Fantasticavo un sacco, di accompagnarlo a scuola, all’asilo, di aiutarlo a fare i compiti. Con l’innocenza di una bambina, e anche con un po’ di ingenuità, credevo che il legame che si ha con un fratello, sia un legame tanto forte, avvolgente e magnifico. Un legame che non si potrà mai spezzare, quasi più forte di quello che ci lega alle proprie madri. Delle radici che non potranno mai essere sradicate.
Poi una sera d’inverno, così all’improvviso, succedeva che, mentre la mamma mi lavava i piedini sul bidet, mi disse che presto sarebbe arrivata una cicogna. Ricordo quella sera in maniera così limpida, così perfetta, che ancora stento a crederci! Presto sarebbe arrivato quindi un fratellino, ed io, in quel momento, con i piedini bagnati, ero davvero la bambina più felice al mondo. Poi i giorni passavo, e passavano pure i mesi, ma, purtroppo, non arrivava nulla, nonostante la mia felicità e la curiosità salivano sempre più. Avevo timore di chiedere alla mamma perché quel bimbo che aveva in pancia non volesse nascere! Da quella sera, da quell’annuncio di quella cicogna, passò così un anno, forse anche qualcosa in più. Ma non nacque nessun bambino. Fino a che, non ricordo come, né quando, improvvisamente la pancia della mamma diventava sempre più grossa! E quello era il segno tangibile, la prova ultima che, finalmente, questo fratellino arrivava!!! Nove mesi passarono in fretta, e quando Lorenzo nacque, il 2 aprile del 2000, io avevo 6 anni, ne avrei dovuti fare 7 a luglio. Era bellissimo dentro la sua culletta, in ospedale, ad un giorno di vita, quando lo andai a trovare col papà. Gli avevo confezionato un fiocco azzurro, disegnato da papà e da me colorato col pennarello qualche sera prima che nascesse. Tutti dissero che era il fiocco più bello della nursery, ed io in fondo lo sapevo: lo avevo fatto con così tanto amore, che non poteva non essere tale. Lorenzo cresceva, crescevo anche io, e cresceva anche il mio incondizionato amore per lui. Era davvero un bambino bellissimo, sorrideva sempre, ed aveva due guance belle tonde, sode, che io gli pizzicavo di continuo, facendolo ogni volta piangere a più non posso. D’altronde, era bello anche quando piangeva. Iniziò ad andare all’asilo. Poi fu la volta delle elementari. Ora mi rendo conto che, molte delle cose che avrei voluto fare con lui, non le ho realizzate. Le mie aspettative di bambina erano forse troppo rosee. Lorenzo mi fa spesso e volentieri arrabbiare, molto più spesso litighiamo, anche se poi facciamo sempre pace. A volte le delusioni arrivano, e mi rendo conto di pretendere un po’ troppo da lui. pretendo che lui sia come ero io, una bambina responsabile e che si sapeva arrangiare nelle cose che rientravano nelle sue possibilità. A scuola ero molto più indipendente, mi piaceva applicarmi e vedere bei risultati. Lui no. Lui è molto più menefreghista, ed io questo non lo tollero. È come se fossi un po’ una seconda mamma, ed avendo 7 anni più di lui, mi viene alquanto naturale rimproverarlo o sgridarlo. Mi sarebbe piaciuto dimostrargli di più quanto bene gli voglio, un bene sincero e profondo, un bene sano. Sono certa che anche lui provi le stesse cose nei miei confronti. Quando lo guardo lo vedo ancora bambino, sento il dovere di proteggerlo. Sento che sta crescendo, e che la sua non è proprio un’età facile. Spero che questo momento un po’ burrascoso passi. Ma, nonostante ciò, sento di volergli ogni giorno più bene di prima.

Tutta questa luuunga introduzione era necessaria per farvi capire che, quando Lollo mi ha chiesto di fargli la sua torta preferita, la New York Cheesecake, non ho saputo dir di no :-)

La ricetta l’ho presa dal sito di Joyofbaking, una garanzia, credetemi: questo dolce l’avrò fatto sì e no una ventina di volte, e mi è sempre venuto P E R F E T T O!
Ha una consistenza ricca e cremosa, è assolutamente irresistibile.
Come tutti i dolci di origine americana, è particolarmente sostanzioso, ma che non vi venga in  mente di utilizzare un Philadelphia light o cose di questo tipo: il risultato non sarà assolutamente soddisfacente, quindi…mangiatene una fettina piccola, ma usate ingredienti “giusti”!

NEW YORK CHEESECAKE


Ingredienti, per una tortiera a cerniera da 24 cm:
base:
200 g di biscotti Digestive
30 d di zucchero di canna
80 g di burro non salato

farcia:
650 g di Philadelphia (non deve essere né light, né duo! Serve classico!), temperatura ambiente
130 g di zucchero semolato fino
20 g di farina
3 uova, temperatura ambiente
55 ml di panna fresca
Poca scorza di limone grattata, 1 cucchiaino circa
Poco estratto di vaniglia, 1 cucchiaino circa

topping:
240 ml di panna acida (sour cream)
30 g di zucchero semolato fino
Poco estratto di vaniglia, circa ½ cucchiaino

Procedimento:
Prima di tutto fare la base: fondere il burro, sbriciolare i biscotti nel mixer con lo zucchero e poi amalgamare tutto bene bene. Copri il fondo della tortiera con un disco della stessa misura di carta forno, a cucchiaiate versaci sopra i biscotti amalgamati col burro, livella bene il tutto in modo omogeneo e poni in frigorifero per una mezz’ora, o 45 minuti.
Riscalda il forno a 180°.
Prepariamo il ripieno! In una ciotola capiente versare il formaggio a temperatura ambiente, lo zucchero e la farina. Sbattere, magari con lo sbattitore elettrico o con la planetaria, per circa 2 minuti, fino a quando sarà ben cremoso. Aggiungere le uova a temperatura ambiente, una alla volta, mi raccomando! Prima di aggiungere l’altro, verificare che si sia ben amalgamato l’uovo precedente. Aggiungere quindi anche la panna, la scorza di limone, e la vaniglia, mescolare finché ben incorporati. Tirar fuori dal frigo la base, verificare che il burro si sia ben compattato e versare sopra la crema di formaggio, livellandola bene con una spatola. Non è necessario imburrare ed infarinare i bordi della tortiera, anzi non fatelo proprio, perché quando il dolce sarà cotto e raffreddato si staccherà da sola dalla pareti dello stampo. Infornare e dopo 15 minuti, abbassare la temperatura da 180 a 120° e quindi prolungare la cottura ancora per 35-40 minuti, facendo attenzioni che il dolce non diventi troppo scuro: in questo caso coprite con un foglio di carta di alluminio. Il dolce sarà cotto quando, muovendo leggermente la tortiera, il centro sarà ancora leggermente traballante, della consistenza di tipo un budino.
Quindi estrarre il dolce, lasciando acceso il forno, e preparare il topping: mescola bene in una ciotolina con un cucchiaio la panna acida, lo zucchero e la vaniglia. Versare sul dolce col cucchiaio e a piccoli mucchietti il topping livellandolo il più possibile in maniera uniforme con una spatola. Reinfornare per altri 15 minuti circa.
Estrarre definitivamente il dolce dal forno. Lasciarlo raffreddare fuori dal forno e, quando sarà completamente freddo, farlo riposare in frigorifero una giornata intera, anche due: più il dolce riposa, più buono sarà!
Al momento di servire, togliere la cerniera della tortiera, magari aiutandovi con un coltello, e con lo stesso, se necessario, togliere dai bordi la parte marroncina, facendoli diventare bianchi. Adagiare il dolce su un piatto da portata e decorarlo a piacere.

Solitamente il Cheesecake viene servito o decorato con della frutta fresca (generalmente fragole e/o frutti di bosco) e con annessa salsa di frutta (molto spesso quella di fragole) oppure con una salsa al cioccolato o al caramello. Tuttavia consiglio caldamente di lasciare il Cheesecake bianco, al naturale, ed eventualmente portare in tavola le salse in delle ciotoline, affinché ognuno lo gusti come meglio desidera, per incontrare i gusti di tutti.
Il Cheesecake molto difficilmente non piace :-)

NOTE:
- le dosi che dava Joyofbaking erano superiori di 1/3, in modo da ottenere un Cheesecake più alto. A me piace di più un po’ più basso, per questo ho ridotto le dosi.
- non è un dolce difficile da realizzare, basta seguire fedelmente le istruzioni e, soprattutto, le dosi e i tempi di cottura. La fretta è la peggior nemica del Cheesecake!
- è un dolce comodo perché si può fare in anticipo, e ne guadagna di sapore: prendetelo in considerazione se avete cene in programma per non ridurvi all’ultimo minuto!